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Storia della lingua inglese

Se ti dicessi che oggi la conoscenza della lingua inglese è qualcosa di assolutamente fondamentale, potresti anche considerarla come un’ovvietà, la classica scoperta dell’acqua calda che non aggiunge nulla di nuovo a ciò che già conosci.

Dopotutto tra pubblicità, termini entrati a far parte del nostro linguaggio comune, film, videogiochi e quant’altro semplice affermare che l’inglese sia la lingua dominante. Ma perché?

Perché l’inglese è così diffuso?

Per rispondere a questa domanda basta prendere in considerazione pochi semplicissimi dati che fanno emergere una verità decisamente più profonda: attualmente l’inglese è la lingua ufficiale di più di 50 Paesi in tutto il mondo e circa il 20% della popolazione mondiale lo parla quotidianamente.

Cosa significa? Significa che più di un miliardo e mezzo di persone lo utilizza come idioma principale e da ciò ne consegue che conoscerlo o parlarlo in maniera striminzita ti priva anche della possibilità d’interfacciarti con buona parte della popolazione mondiale e di precluderti determinate esperienze di vita.

Inglese lingua internazionale

Oltre a questo poi bisogna sfatare un pregiudizio in cui spesso è facile imbattersi. L’inglese è una lingua decisamente povera di vocaboli ed è l’ideale per esprimere concetti tecnici o di base ma risulta del tutto inadeguata per raffigurare verbalmente pensieri e idee di levatura più alta, giusto? No, sbagliato del tutto invece!

Sapevi che l’inglese si trova al primo posto tra gli idiomi che possono contare sul più alto numero di parole nel proprio vocabolario? L’italiano, ad esempio, ha un quantitativo di termini pari all’incirca a 170mila, l’inglese ne ha 4 volte di più, sebbene si pensi che tutte le parole presenti nella lingua anglosassone siano addirittura più di un milione.

Perché c’è questo scarto così ampio tra l’inglese e altre lingue, seppure importanti e ampiamente utilizzate nel globo?

Essenzialmente perché, a dispetto di quanto si possa comunemente pensare, l’inglese è un idioma che ha subito un’evoluzione costante in tutta la sua storia, ha saputo continuamente rinnovarsi acquisendo sempre nuovi vocaboli, piegandosi al cambiamento dei tempi sino a diventare la lingua internazionale che è ora.

E ciò inevitabilmente comporta che prendere in considerazione anche il vocabolo inglese più banale e d’uso comune significa viaggiare nel tempo, risalire a tempi distantissimi da noi e in cui quella determinata parola ha visto per la prima volta la luce per giungere sino a noi.

Quello che faremo ora è un autentico viaggio nel tempo alla scoperta della storia della lingua inglese, dai suoi albori sino all’età moderna. Sei pronto? Hai allacciato le cinture? Partiamo allora!

Le origini dell’Inglese e l’influenza Celtica

Il nostro viaggio comincia circa 1500 anni fa. Siamo nel V secolo d.C., e  3 diverse tribù germaniche invadono la Gran Bretagna, ovvero gli Angli, i Sassoni e gli Juti.

Nonostante l’appellativo di tribù germaniche potrebbe far saltare a una conclusione piuttosto ovvia riguardo la loro posizione geografica di provenienza, considera che solo i Sassoni effettivamente abitano l’odierna Germania Settentrionale, le restanti tribù provengono da quella che oggi è la Danimarca.

I celti

Attraversando il Mare del Nord giungono abbastanza agevolmente in Gran Bretagna e qui si trovano davanti i primi abitanti che parlano però una lingua a loro del tutto sconosciuta, il celtico.

Quelli sono tempi decisamente sanguinari e infatti lo scambio tra i vari popoli non segue delle dinamiche di pace, piuttosto di conquista con il trucidamento e la resa in schiavitù di gran parte degli abitanti nativi.

I celti superstiti, per evitare di condividere la sorte dei loro concittadini, si spostano verso il profondo nord, cioè in quei territori che oggi conosciamo come il Galles, l’Irlanda e la Scozia.

Qualche centinaio di km geograficamente più in basso, invece, le tribù germaniche fiere dei loro successi in battaglia decidono di stabilirsi in quel nuovo territorio.

Ricordi quando abbiamo detto che una di queste tribù erano per l’appunto gli Angli? L’odierna Danimarca a quei tempi, però, aveva tutt’altro nome, era conosciuta come Englaland e l’idioma parlato dai suoi abitanti era denominato Englisc, da cui si trasse Inghilterra e inglese.

L’influenza Anglo-Sassone e l’Old English

L’aspetto più curioso e sorprendente riguardo l’Old English ci viene dal lavoro decennale dello studioso e linguista Albert Baugh, professore all’Università della Pennsylvania, il quale ha appurato come circa l’85% della antica terminologia sia oggi perduta, ma il 15% rimanente è ciò che ha fondato le basi su cui poi si è sviluppato l’odierno inglese.

Parlare di Old English e d’influenza Anglo-Sassone significa, anche in questo caso, parlare d’invasioni e di sanguinose battaglie tra popolazioni barbare.

A partire dal 450 d.C., infatti, il numero di tribù appartenenti alla stirpe germanica che cominciarono a sbarcare in Gran Bretagna finì per aumentare e tra di loro c’erano anche i temuti Vichinghi, le cui gesta sanguinarie erano tristemente famose.

Lingua anglo sassone
Alfabeto Anglo-Sassone

Forse per puro spirito utilitaristico o magari per usanze e tradizioni simili, fatto sta che tra i Vichinghi Scandinavi e i Sassoni non si registrarono particolari battaglie, con i primi che decisero di spingersi verso nord proprio in quelle terre in cui precedentemente erano stati cacciati i Celti.

Da un punto di vista linguistico bisogna dire che gli idiomi di queste due tribù germaniche conservarono la loro indipendenza per qualche periodo, poi però dal momento che le somiglianze erano più delle differenze, cominciò ad attuarsi quel lento e inesorabile processo di fusione che avrebbe portato alla nascita del cosiddetto Old English.

L’Old English continuò a essere parlato sino a poco più dell’anno 1000 e nonostante quasi la metà degli odierni vocaboli della lingua inglese affondino le proprie radici proprio nell’Old English, questo linguaggio oggi sarebbe pressoché inservibile e illeggibile, se non con grandissime difficoltà, anche dai native speakers.

Parole come Be, Strong o Water derivano dall’Old English e sono giunte sino a noi attraversando i secoli e consolidandosi come vocaboli d’uso comune.

In tutto ciò però abbiamo tralasciato un piccolo ma significativo dettaglio, che fine fecero i Celti?

Dire che fecero una brutta fine sarebbe forse eccessivo ed evocherebbe scenari troppo cruenti, però effettivamente la loro stirpe come pura e autoctona cominciò lentamente a decadere e, anche grazie all’influenza delle nuove popolazioni locali, il celtico iniziò a essere impiegato sempre di meno finendo per essere appannaggio solo di zone ristrette.

L’influenza Normanna e il Middle English

Siamo arrivati alle soglie del Medioevo, esattamente siamo nel 1066 quando il duca di Normandia, Guglielmo il Conquistatore, spinto da motivazioni imperialistiche ed espansionistiche invade e conquista l’Inghilterra.

La Normandia era ed è tuttora una regione della Francia e ovviamente quindi i Normanni esportarono questo francese antico sino in Inghilterra. A determinare le sorti del Middle English intervennero anche motivazioni prettamente politiche.

Dal momento che Guglielmo il Conquistatore era ormai il sovrano incontrastato della Gran Bretagna, è facile supporre come il francese fosse stato reso l’idioma ufficiale, anche se era parlato esclusivamente dai ceti sociali più elevati e dalla famiglia reale.

Normanni
Guglielmo il Conquistatore

I ceti sociali più bassi, invece, continuavano a servirsi dell’inglese, quindi per un certo periodo di tempo si ebbe questa netta barriera linguistica a separare le due classi sociali, oltre ovviamente al ceto stesso.

Avvenne, però, che intorno al XIV secolo l’inglese, forse perché parlato dalla gran parte della popolazione, cominciò a tornare in auge e si affermò nuovamente come l’idioma principale del Paese.

Nel frattempo però le cose erano cambiate, l’avvento del francese non era passato inosservato e non fu indolore e infatti il nuovo inglese cominciò a contenere al proprio interno anche diversi termine d’origine e ispirazione normanna, era nato il Middle English.

La cosa più curiosa è testimoniare come questa commistione tra inglese e francese sia presente tuttora nel linguaggio parlato con termini abbastanza comuni.

Un esempio? Il termine Fiancé che in inglese significa letteralmente fidanzato ufficiale o persona promessa in sposa, tradisce sin dalla sua peculiare pronuncia una chiara derivazione francese, a dimostrazione di come tutte le lingue, e l’inglese in particolare, siano in continua e costante evoluzione.

Il più rinomato e famoso rappresentante del Middle English fu certamente Geoffrey Chaucer, il grande scrittore autore della rinomata opera The Canterbury Tales, e da un certo punto di vista fu anche merito suo se l’inglese dapprima cominciò ad affiancarsi al francese per poi riuscire a soppiantarlo del tutto e a riguadagnare lo scettro perduto come idioma ufficiale del Paese.

Opere scritte in Middle English sarebbero oggi comprensibili per un nativo? Diciamo che la statura culturale gioca certamente un ruolo fondamentale, comunque si può dire che pur con qualche difficoltà il senso generale del discorso sarebbe possibile comprenderlo.

Per fare un esempio è come se ti facessero leggere degli scritti nella lingua volgare italiana, probabilmente ne capiresti alcuni stralci, ma molti vocaboli ti apparirebbero eccessivamente strani e distanti dal linguaggio parlato comune.

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L’Early Modern English

L’avvento dell’Early Modern English segna un cambiamento epocale nella lingua inglese dal punto di vista della pronuncia, della grammatica e dei vocaboli stessi.

Se finora, come abbiamo visto, l’evoluzione dell’inglese è sempre avvenuta secondo dinamiche ben precise e che hanno richiesto comunque del tempo prima di poter essere attuate e assorbite completamente dal linguaggio parlato, questa fase fu un vero e proprio sconvolgimento in cui è difficile trovare dei punti d’unione con i periodi precedenti.

Innanzitutto diciamo che l’età in considerazione va dal XV secolo sino alla metà del XVII secolo, sono appena 300 anni, ma si dà il caso che quello fu un periodo storico in cui si ebbe l’opportunità di respirare profondi mutamenti culturali che insieme all’introduzione di specifiche tecnologie incrementarono la trasformazione della lingua.

Una delle invenzioni che più contribuì a questo processo fu senza alcun dubbio quella di William Caxton che nel 1476 creò il suo torchio tipografico nell’Abbazia di Westminster.

William Caxton

Forse nel leggere questa informazione ti sarai ricordato come effettivamente già nel 1450 Johann Gutenberg avesse inventato la stampa a caratteri mobili, però William Caxton può essere considerato come il primo e ufficiale tipografo della storia inglese.

Ci troviamo in un’epoca di grande fermento culturale, il movimento del Rinascimento aveva ormai piantato i suoi semi in Europa e quei semi erano pronti a germogliare con tutta la loro forza creando un clima sociale, culturale e tecnologico che avrebbe sconvolto l’intero Occidente.

L’invenzione del torchio tipografico da parte di Caxton si sposò perfettamente con il clima di rinnovamento dell’epoca, i libri cominciavano a non essere più tacciati come oggetti rari e preziosi appannaggio dei ceti più alti, ma cominciarono sempre più a diffondersi anche nelle classi sociali più basse.

Questo comportò inevitabilmente che sempre più persone avevano accesso quanto meno a un’istruzione di base che gli consentisse di saper leggere o scrivere senza alcun problema e a sua volta ciò causò una standardizzazione dell’idioma ed è anche facile capire le motivazioni.

Da una parte abbiamo la semplificazione del processo di stampa e dall’altro il pubblico fruitore composto da persone che cominciano ad avere sempre più accesso ai libri e alla cultura, unendo questi due aspetti è facile dedurre come lo stesso linguaggio parlato cominciò a esulare dai vari dialetti delle singole realtà cittadine per standardizzarsi su uno unico e uguale per tutti.

Nello specifico, il dialetto tipico della città di Londra, dove erano presenti la maggior parte delle case editrici del Paese, si affermò come idioma standard sia nel linguaggio parlato sia in quello scritto, con particolare attenzione alla nuova grammatica e ortografia.

Allora il libro più stampato e più diffuso era sicuramente la Bibbia, però già nel 1604 venne pubblicato il primo dizionario ufficiale in lingua inglese.

Essenzialmente furono 3 le variabili che contribuirono e incisero direttamente in un epocale mutamento dell’intera società e del linguaggio stesso: il Rinascimento, la Rivoluzione industriale e il colonialismo britannico.

Il Rinascimento

Il Rinascimento da parte sua ebbe il grande merito d’introdurre nel lessico comune alcuni vocaboli derivanti dal latino e dal greco e che ci sono tuttora pervenuti, tanto che se un attuale native speaker dovesse confrontarsi con un testo scritto in Early Modern English non troverebbe alcun problema di comprensione e/o di lettura.

Tralasciando la presenza di alcune forme arcaiche, infatti, l’Early Modern English è decisamente simile a quello attuale.

William Shakespeare
il bardo
William Shakespeare

Cambiamenti di tale portata, però, sebbene risentissero dell’intero clima di rinnovamento globale occidentale, necessitano sempre di una figura guida o di un esponente capace di gestire con fermezze a consapevolezza ogni singolo aspetto.

Da un punto di vista politico, questa guida venne incarnata perfettamente dalla regina Elisabetta I e non a caso, infatti, questa particolare fase è anche conosciuta con la denominazione di età elisabettiana.

La regina si impegnò in prima persona alla diffusione della cultura, promuovendo spettacoli, sostenendo le arti, divulgando senza sosta l’attività della stampa e dando il via all’epoca del colonialismo britannico con grandi viaggi in tutto il mondo che portarono all’Inghilterra un prestigio e una risonanza globale.

Tra le varie arti esaltate e sostenute in tutto il regno, particolare fortuna ebbe il teatro. In quegli anni sorsero importantissime compagnie teatrali che fungevano da ambasciatori culturali che modellavano un linguaggio in trasformazione e lo rivestivano con una forma d’arte.

Il massimo esponente, nonché uno dei fattori principali che permise la standardizzazione dell’inglese parlato e della conseguente nascita dell’Early Modern English, è quello che giustamente viene considerato come il più grande autore teatrale di tutti i tempi, parliamo ovviamente di William Shakespeare.

William Shakespeare ha rappresentato per l’intera lingua inglese, specialmente in quel periodo, un luminoso faro di speranza che tramite le sue opere è riuscito a porre le basi per la nascita dell’inglese moderno.

Se non ci fosse stato William Shakespeare, con molta probabilità, oggi conosceremo e parleremo un idioma del tutto differente. Ti sembrano affermazione troppo azzardate? Allora ti forniamo un piccolo ma significato dato.

Cos’hanno in comune i vocaboli Homicide, Lonely, Majestic o Gloomy? Semplice, sono tutti termini inventati direttamente da Shakespeare insieme ad altre 2000 parole entrate e consolidatesi nel linguaggio quotidiano.

Il colonialismo britannico e la Rivoluzione industriale

Elisabetta I d'Inghilterra
Elisabetta I d’Inghilterra

Come detto precedentemente un altro aspetto che contribuì a trasformare la lingua fu quella del colonialismo. Fu proprio grazie ai viaggi che parole derivanti da varie parti del mondo vennero introdotte pian piano nell’inglese sino a diventarne una parte integrante secondo chiare dinamiche di standardizzazione.

Ad esempio, dalla Francia vennero parole come Chocolate, Saloon o Garage, dall’Italia altre come Umbrella, Studio o Piano, dall’Olanda termini come Sleigh o Landscape, dall’Arabia Coffee o Cotton, e così via dicendo.

Infine, l’ultimo elemento da considerare è quello della Rivoluzione industriale.

I grandi e sempre più rapidi mutamenti nelle nuove tecnologie comportarono inevitabilmente la necessità di dover ricorrere a parole che però non esistevano e quindi andavano create ex novo e dovevano sapersi adattare al clima dell’epoca in cui la velocità dell’innovazione stava ponendo le basi per l’odierna civiltà.

Ecco quindi che cominciarono a comparire vocaboli come Trains, Electricity, Telephone, Camera, etc.

Da un punto di vista sintattico e grammaticale abbiamo potuto appurare come la standardizzazione apportata dall’ Early Modern English sia stata sicuramente un avvenimento epocale. Invece, riguardo all’aspetto fonetico e alla pronuncia in generale come stavano le cose?

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Il Great Vowel Shift

Il cambiamento più drammatico e importante fu quello denominato come Great Vowel Shift, ovvero grande spostamento vocalico.

Il grande spostamento vocalico, causa principale oggi delle difficoltà nel pronunciare correttamente le parole inglese da parte dei non native speakers, fu un processo tramite cui si attuò una netta differenza tra i termini scritti e la loro pronuncia.

Sino ad allora, infatti, le vocali venivano pronunciate esattamente come erano scritte, al termine di questo processo che vide il suo culmine proprio durante l’età rinascimentale, però, ciò non sarebbe più stato possibile.

Sono diversi gli studi che hanno affrontato esaustivamente l’argomento e sebbene non se ne possa avere la certezza assoluta, l’ipotesi più consolidata dai linguisti è che le prime vocali soggette a questo spostamento furono la I e la U, a cui seguirono successivamente tutte le altre.

Il Modern English

Il Modern English fino a qualche tempo fa era considerato l’ultima tappa del grande viaggio attraverso la scoperta della storia della lingua inglese, oggi però, anche per motivazioni temporali, viene accreditato come il predecessore dell’inglese contemporaneo.

Il Modern English prende in considerazione un periodo di tempo che va dagli inizi dell’800 sino alle soglie del nuovo millennio e l’aspetto certamente più curioso da sottolineare è il fatto che sia conosciuto anche con la denominazione di Late Modern English.

Il nome, se da una parte sembra rimarcare le differenze rispetto all’Early Modern English, dall’altra si pone come punto di continuità con la fase precedente ed effettivamente le cose stanno esattamente così.

Il Modern English non ha assistito a trasformazioni epocali o cambiamenti che hanno scosso profondamente le basi di un’intera lingua, si è limitato a consolidare ulteriormente le conseguenze di quella rivoluzione che era avvenuta nei secoli precedenti.

Il Modern English

Dopotutto la rivoluzione era già avvenuta, si trattava solamente di continuare ad affermarla e renderla una norma linguistica standard globale.

Affermare, però, che si sia trattato di un’epoca piatta linguisticamente parlando, senza grandi innovazioni, sarebbe scorretto perché effettivamente qualche piccolo cambiamento c’è stato, ma non da un punto di vista grammaticale o fonetico, ma di semplice arricchimento quantitativo dei vocaboli.

Siamo in piena epoca vittoriana e se quindi alcuni termini considerati impudichi per la società venivano magistralmente sottoposti a revisione o cancellati, dall’altra la spinta espansionistica inglese sempre più pressante unitamente a una rivoluzione industriale ormai al suo apice fecero sì che determinate parole acquisissero significati differenti da quelli che oggi conosciamo.

Un esempio mirabile di ciò ci viene dalla grande scrittrice Jane Austen in cui il vocabolo ‘inmate’ non significava detenuto come lo è oggi, ma semplicemente abitante presso una terra straniera, o ancora ‘irritation’ era più un sinonimo di sensazione di eccitazione febbrile anziché di irritazione vera e propria, oppure ‘genius’, derivante dal latino, era una parola con la quale indicare l’intelligenza in generale e non un individuo in possesso di doti superiori alla media.

Sono piccoli esempi che però riflettono fedelmente l’epoca al quale appartenevano.

Il Modern English subì l’influenza anche dello scrittore Lewis Carroll, l’autore dell’opera Alice nel Paese delle Meraviglie, il quale inventò di sana pianta giochi di parole e i cosiddetti Portmanteau o parole valigia, ovvero termini creati dall’unione di due vocaboli differenti. L’esempio più celebre è Smog, creato dall’unione di Smoke e Fog.

Concludendo

Il grande filologo Jacob Grimm in pieno Ottocento dichiarò alla Royal Academy di Berlino come l’inglese a ben vedere poteva essere considerata la lingua del mondo e come in futuro sarebbe stata destinata a regnare su tutto il globo diffondendosi in ogni Paese.

Una profezia che oggi possiamo dire si è rivelata decisamente esatta. Come ti abbiamo illustrato attraverso questo excursus, l’inglese è una lingua più viva che mai, ha un’adattabilità e una capacità di rispondere ai cambiamenti dei tempi che non ha nessun altro idioma al mondo.

Ecco perché è così importante conoscere e parlare bene l’inglese, per potersi sentire cittadini del mondo e ovunque si vada, anche nel posto più sperduto, avere comunque la possibilità di farsi capire e scoprire nuove realtà divise dallo spazio ma unite dalla stessa lingua.

Se vuoi imparare l’inglese vero e proprio e non il cosiddetto Broken English, una versione errata, posticcia e imbarazzante, il modo più efficace è quello di rivolgersi a scuole dalla certificata esperienza con professionisti esemplari in grado di guidarti per mano alla scoperta di questa meravigliosa lingua.

Rivolgiti allora a HS School e impara con noi l’inglese moderno in modo semplice e innovativo!

Stay Tuned!

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